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Antitrust, multa salata per Whatsapp

L’Antitrust,Autorità garante per la concorrenza e per il mercato, ha concluso l’11 maggio due istruttorie contro Whatsapp, partite nell’ottobre 2016, che contesterebbero alcune violazioni del Codice del Consumo.

Per il primo provvedimento l’Autorità ha presentato alla una conto salatissimo, infatti parliamo di una cifra di 3 milioni di euro,  in quanto gli utenti di WhatsApp sarebbero stati indotti ad accettare  i nuovi Termini di Utilizzo. Ma cosa è successo nel dettaglio?

Pare che i Whatsappiani avrebbero dovuto condividere i loro dati con Facebook, all’epoca nuova proprietaria dell’app, facendogli credere senza questo procedimento non avrebbero potuto più fruire dell’applicazione di messagistica. Chi, invece, era già utente alla data della modifica dei Termini del 25 agosto 2016, aveva la possibilità di accettare in maniera parziale i contenuti, potendo decidere se condividere o meno le informazioni del proprio account WhatsApp con Facebook e continuare, comunque, a utilizzare l’app.

La seconda istruttoria dell’ AGCM ha contestato ha sondato la vessatorietà di alcune disposizioni contrattuali dell’ App, tra cui: le esclusioni e limitazioni di responsabilità in capo a WhatsApp troppo ampie e assolutamente vaghe, inclusa quella che deriva dal proprio inadempimento; la possibilità di interruzioni del servizio decise unilateralmente da WhatsApp senza motivo e senza preavviso; il diritto generico esercitabile da WhatsApp di risolvere il contratto/recedere in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo e non consentire più all’utente l’accesso/utilizzo dei servizi; il diritto generico esercitabile da WhatsApp di introdurre modifiche, anche economiche, dei Termini di Utilizzo senza che nel contratto elencate previamente  le motivazioni e senza neppure indicare le modalità per informare in maniera adeguata gli utenti, insieme alla previsione del sistema secondo cui ‘chi tace acconsente’ e quindi le forme di silenzio sarebbero state ritenute come forma di assenso. Tra i punti più eclatanti,quello secondo cui in caso di controversie la  legge applicata sarebbe stata  quella dello Stato della California e discussi nei fori competenti Tribunale Federale degli Stati Uniti della California settentrionale o il Tribunale dello Stato della California, per non parlare del diritto esercitabile da WhatsApp di recedere dagli “ordini” e di non fornire rimborsi per i servizi offerti e infine della completa prevalenza del contratto scritto in lingua inglese.

Insomma una grossa tegola è caduta sulla testa della società, ma questa sanzione li convincerà ad essere più chiari e soprattutto a sottoporre contratti meno vessatori? La risposta da Whatsapp è arrivata subito, infatti un portavoce della società ha dichiarato:”Stiamo rielaborando la decisione e risponderemo ai funzionari”.Quindi non ci resta che attendere la loro prossima mossa!

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